La relazione mediata dagli schermi

In Italia è radicata l’idea secondo cui la relazione mediata dalla tecnologia sia da considerarsi di serie B. Per alcuni (catastrofisti) la tecnologia è impoverimento della componente relazionale e, quindi, che la presenza fisica sia la condizione sufficiente e necessaria per garantire una migliore qualità della relazione. Vi sono due domande di partenza da cui partire:

1. Durante i due mesi di lockdown, ho sperato in un ritorno alla normalità, temendo che ogni cambiamento avrebbe causato una perdita?
2. Penso che torneremo alla normalità che conoscevamo?

Siamo tutti pronti per la vecchia normalità. Possiamo dunque focalizzare le nostre energie per prepararci al “the new normal”. Le lenti che vi propongo di utilizzare sono quelle della «cyberpsicologia» una branca di studi il cui oggetto è l’analisi dei processi di cambiamento attivati dai nuovi media. Uno strumento di mediazione è uno strumento che si mette in mezzo tra due o più persone e che costringe queste persone ad adattarsi alle caratteristiche del canale di mediazione. L’adattamento richiede uno sforzo e gli esseri umani, talvolta, si comportano come “economizzatori di risorse cognitive”.

Meta-tecnologie: insieme di regole e di pratiche che strutturano l’uso individuale e sociale delle tecnologie vengono definite. La maggior parte dei problemi che riscontriamo quando ci mettiamo in interazione con qualcuno attraverso un medium digitale riguarda la mancata condivisione o conoscenza delle meta-tecnologie ad essa associate; lo scarto tra chi ha sviluppato o meno una meta-tecnologia viene definito digital divide.

La domanda è: sono le tecnologie che inficiano l’interazione o siamo noi che non eravamo stati preparati a conoscere, costruire e condividere meta-tecnologie? Sono vere entrambe. Le tecnologie aiutano la frequenza di interazioni, ma potrebbero, alle volte, non aiutarci nel concetto di intimacy.

Mi piace il concetto di blended learning (apprendimento ibrido, misto) piuttosto che online learning. Le opportunità sono molteplici per i timidi, ci sono delle cose per cui la presenza non può essere sostituita. Tre consigli che darei al preside di una scuola:

– pensare alla riapertura delle scuole;
– sfruttare convenzioni con biblioteche/musei/librerie per evitare sovraffollamento e garantire alta esperienza culturale e di qualità;
– formare docenti;
– partnership con le università (la parola chiave è creare relazioni).

Formazione in senso lato: esperienza trasformazionale, obiettivi comuni a lungo termine, formazione non come trasferimento di nozioni da uno esperto ad uno meno esperto, ma dare missioni, creare delle comunità di apprendimento e pratiche. Creare nuova conoscenza: apprendiamo quando trasformiamo una conoscenza che stiamo acquisendo, sono processi lunghi quelli di trasformazione.

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